La Campagna in Africa Settentrionale

Parte IIIª- Gli Inglesi Riconquistano la Cirenaica - L'Operazione CRUSADER

Dopo la conclusione della sfortunata operazione " Battleaxe ", in giugno: il generale Wavell era stato sostituito dal generale Auchinleck, un famoso ufficiale dell'esercito indiano noto con il soprannome di "Auk".

Dopo lo scoppio della guerra, egli aveva partecipato alla campagna in Norvegia durante l'ultima fase della fallita operazione di Narvik; ritornato in Inghilterra, era stato nominato comandante del V corpo d'armata e del comando meridionale, e nel gennaio 1941 era poi ritornato in India come comandante in capo. Alla fine di giugno di quello stesso anno aveva lasciato quell'incarico per recarsi in Egitto.

Fin dal giorno del suo arrivo al Cairo il generale Auchinleck era stato sottoposto a incessanti pressioni politiche tendenti ad indurlo a lanciare quanto prima un'offensiva nel deserto occidentale, pressioni che crebbero con il passare del tempo ed egli dovette far ricorso a tutta la sua energia per resistervi, fino a quando ritenne che la situazione, pur presentando ancora alcuni elementi di rischio, era tale da far sperare nell'esistenza di ragionevoli possibilità di successo.

Il generale Auchinleck, unitamente ai due comandanti in capo, si affrettò ad esaminare questo grande e complesso problema e giunse alla conclusione che la data più prossima nella quale sarebbe stato possibile aprire un'offensiva nel deserto occidentale sarebbe caduta nella prima metà di novembre.

In effetti, per tutta una serie di ragioni, non ultima delle quali fu che la linea ferroviaria e l'oleodotto fino a Mis Heifa, in prossimità della frontiera, non sarebbero stati ultimati prima del 13 e del 15 novembre, il giorno fu infine fissato per il 18 novembre. Per consentire l'avvio dell'approntamento di piani operativi era stato creato il comando dell'8ª armata, che fu affidato al generale Cunningham, reduce dalla campagna nell'Africa Orientale italiana. All'operazione fu assegnato il nome convenzionale "Crusader".

Nel mese di settembre del 1941 le forze dell'Asse erano distribuite tra la frontiera e il Gebel el Achdar, le opere di difesa della frontiera erano presidiate da una divisione italiana appoggiata da contingenti tedeschi; nel tratto di territorio compreso tra la frontiera e Tobruch si trovavano due Panzerdivisionen tedesche e tre divisioni italiane, tutte impegnate nell'assedio della città. Nel Gebel el Achdar, infine, erano dislocate una divisione corazzata e due divisioni motorizzate italiane. Un complesso della forza valutata a 400 carri armati.

Per l'imminente campagna l'8ª armata del generale Cunningham avrebbe dovuto comprendere due corpi d'armata (XIII e XXX), un gruppo di brigate autonomo (il 29º indiano) e la guarnigione di Tobruch, una divisione sarebbe rimasta di riserva. Il XIII corpo d'armata, comandato dal tenente generale W.H.E. Godwin Austen, comprendeva la divisione neozelandese, la 4ª divisione indiana e la lª brigata carri (130 carri di vario tipo). Il XXX corpo d'armata, comandato dal tenente generale C.W.M. Norrie, era invece formato dalla 7ª divisione corazzata, dalla 4ª brigata corazzata, dalla lª divisione sudafricana su due brigate e dalla 22ª brigata Guardie; in totale, i suoi carri armati ammontavano a 500.

La guarnigione di Tobruch, al comando del tenente generale R. Scobie, comprendeva la 70ª divisione, il gruppo di brigate polacche " Carpazi " e la 32ª brigata carri (130 carri di vario tipo). La divisione di riserva era la 2ª sudafricana.

Era probabile che la Desert Air Force avesse una certa superiorità numerica, ma l'Asse poteva contare su una cospicua riserva dislocata in Grecia, a Creta e in Sicilia.

All'8ª armata era stato assegnato il compito di conquistare la Cirenaica. Suo obiettivo immediato doveva pertanto essere la distruzione delle forze corazzate tedesche. Non appena raggiunto questo obiettivo, Tobruch, Bengasi e l'intera Cirenaica sarebbero automaticamente cadute.

A tal fine il generale Cunningham fu incaricato di studiare due piani:

• il primo prevedeva un'avanzata verso ovest attraverso Gialo fino a Bengasi (comportante l'interruzione delle direttrici di rifornimento dell'Asse);

• il secondo, un'avanzata del grosso delle forze direttamente su Tobruch, accompagnata da finte lungo la direttrice meridionale.

Il generale Cunningham scartò rapidamente il primo piano soprattutto perché Rommel non sarebbe affatto stato costretto a gettare in battaglia le sue forze corazzate, e disponendo in loco dei necessari rifornimenti, egli avrebbe potuto f are a meno di Bengasi per qualche tempo, mentre la direttrice dei rifornimenti dell'8ª armata sarebbe stata lunga e vulnerabile.

Il secondo piano era più accettabile, dato che, se l'offensiva principale fosse stata lanciata in direzione di Tobruch, Rommel non avrebbe potuto permettersi di ignorarlo come non avrebbe potuto ignorare la possibile liberazione della piazzaforte che per tanto tempo era stata come una spina nel fianco.

In settembre Cunningham presentò dunque il suo piano, i cui punti principali erano:

• il XXX corpo d'armata di Norrie doveva attraversare la frontiera nel tratto indifeso a sud di Sidi Omar, in un punto compreso tra questa località e il forte Maddalena, e proseguire poi, nello stesso giorno, verso nordovest, puntando su Gabr Saleh ed impegnando le forze corazzate nemiche. Il corpo d'armata sarebbe cosi venuto a trovarsi in una posizione adatta per proseguire tanto verso nord quanto verso nordest, secondo delle reazioni di Rommel;

• nello stesso tempo il XIII corpo d'armata del generale Godwin Austen doveva contenere le forze nemiche di frontiera tra Sidi Omar e la costa, e cominciare poi ad aggirarlo da sud. Esso avrebbe poi dovuto avanzare verso Tobruch, annientando lungo il cammino ogni forma di resistenza nemica incontrata tra Bardia e la piazzaforte;

• per proteggere i fianchi a contatto e le retrovie dei due corpi d'armata, tra di essi doveva essere collocata una formazione corazzata; questa parte del piano, però, venne in seguito mutata, in quanto il comprto di proteggere il fianco sinistro del XIII corpo d'armata contro un attacco in forze di unità corazzate fu assegnato al XXX corpo d'armata;

• in merito alla guarnigione di Tobruch, fu deciso che il generale Scobie non avrebbe dovuto tentare alcuna sortita fino a che le Panzerdivisionen non fossero state distrutte o messe in condizioni di non nuocere, il compito di decidere quando quel momento fosse arrivato fu lasciato al generale Norrie. Si convenne inoltre che quando l'operazione fosse scattata la guarnigione sarebbe passata sotto il comando di Norrie, e che gli obiettivi tattici sarebbero stati la cattura dei due rilievi montuosi a El Duda e a Sidi Rezegh, a sudest di Tobruch, la guarnigione si sarebbe occupata della prima, il XXX corpo d'armata della seconda;

• infine la Oasis Force, costituita dal 29º gruppo di brigate indiane di fanteria e dal 6º reggimento sudafricano autoblindo doveva impadronirsi di Gialo, proteggere il campo di atterraggio 125 a nord della località ed effettuare puntate dimostrative verso ovest per dare l'impressione di un'avanzata in quella direzione.

Assicurare adeguati rifornimenti a queste ingenti forze significava mettere a dura prova tutto l'apparato logistico: si prevedeva che per la sola prima settimana sarebbero state necessarie oltre 30.000 t di materiali di prima necessità. Si stabilì quindi di appoggiare l'operazione con tre basi avanzate:

una vicino a Sidi el Barrani, una in prossimità della stazione ferroviaria di testa di Mis Heifa ed una a Gìarabub. A ovest di queste basi, su ambedue i lati della frontiera e a sud di Trig el Abd, sarebbero stati creati sei FMC (Forward Maintenance Centres, Centri di assistenza avanzati) alimentati dalle basi avanzate; ciascuno di essi avrebbe dovuto disporre di viveri, munizioni, benzina, acqua e officine di riparazione, nonché depositi di materiali del genio, sanitario, di armamento, ecc.

Nonostatnte tutto, l'acqua avrebbe continuato a scarseggiare, e la razione assegnata ad ogni uomo, per tutti gli usi, non avrebbe potuto superare i 3 litri al giorno. Molto veniva a dipendere dal fatto che gli uomini dell'8ª armata riuscissero a conquistare Tobruch quanto prima, in modo che lo sforzo cui si sarebbero trovati sottoposti, i trasporti ferroviari e stradali ed i servizi amministrativi, potesse essere alleviato grazie all'impiego del porto e delle navi come direttrice di rifornimento di maggior capacità.

Il 3 ottobre il generale Auchinleck approvò il piano del generale Cunningham e subito dopo iniziarono i preparativi per renderlo operante.

Come Cunningham anche il generale Rommel aveva i suoi problemi. In un certo senso, i problemi dei due generali non erano dissimili: entrambi erano a corto di tutti i mezzi necessari per fare quanto loro richiesto; Rommel aveva bisogno di una maggiore quantità di truppe e di carri armati, di armi, di equipaggiamento e di rifornimenti, per poter realizzare ciò che egli considerava di vitale importanza.

Per Rommel, lo scoglio era rappresentato da Tobruch. Se non fosse riuscito ad eliminarlo, non avrebbe neppure potuto pensare alla possibilità di un'avanzata in Egitto. Con la resa di Tobruch non soltanto le sue linee di comunicazione sarebbero state sicure, ma egli avrebbe anche potuto sfruttare le attrezzature di un porto molto vicino, anziché dipendere da Bengasi, distante circa 500 km nelle retrovie, o da Tripoli, ancora più lontano.

Un'altra importantissima ragione rendeva estremamente auspicabile la conquista di Tobruch: se gli inglesi avessero lanciato un'offensiva contemporaneamente dall'Egitto e dalla stessa piazzaforte assediata, le forze dell'Asse si sarebbero trovate in una posizione critica, dovendo operare in un'area limitata e con le direttrici di rifornimento minacciate, e poiché non aveva dubbi sul fatto che gli inglesi avrebbero sfruttato la situazione, Rommel riteneva indispensabile prevenire il crearsi di una situazione di quel genere. Egli aveva sperato di costringere Tobruch alla resa in settembre, ma le risorse a sua disposizione si erano rivelate insufficienti, e ciò lo aveva costretto a rimandare l'attacco fino alla seconda metà di novembre.

In settembre egli fece svolgere un'intensa attività di ricognizione aerea sull'area di Sidi el Barrani, ma i ricognitori non rilevarono alcun elemento da cui si potesse desumere che gli inglesi stessero predisponendo un'imminente avanzata. Ciononostante egli pensò di sistemare a sud di Tobruch una cortina protettiva che fosse in grado di contenere un eventuale attacco inglese mirante a rompere l'assedio, sferrato durante la sua offensiva contro la piazzaforte.

Raramente l'espressione " fog of war ", (mascheramento di ogni attività preparatoria), è stata cosi appropriata come nei giorni che trascorsero tra l'inizio dell'operazione " Crusader " e la fine di novembre. Poco dopo le ore sei del 18 novembre 1941, circa 450 carri armati della 7ª divisione corazzata, unitamente al gruppo d'appoggio formato da fanteria motorizzata e artiglieria, si misero in movimento puntando verso Gabr Saleh, poco più di 50 km a ovest di Sidi Omar. Entro le 17.30 di quel giorno, dopo aver effettuato a mezzogiorno il rifornimento dei mezzi presso uno dei depositi avanzati, due brigate avevano raggiunto l'obiettivo previsto per quella giornata, mentre un'altra le seguiva a pochi chilometri di distanza. Durante l'avanzata, tutto ciò che si era visto del nemico erano state alcune autoblindo che si erano immediatamente ritirate. Né aveva dato alcun segno di vita la Luftwaffe, i cui campi di aviazione erano stati resi inservibili da una pioggia torrenziale.

La notte passò rapidamente, ed alle prime luci del giorno continuando a mancare qualsiasi reazione da parte del nemico il generale Gott, comandante della 7ª divisione corazzata, ordinò alla 22ª brigata corazzata di spingersi a ovest di Bir el Gobi, dove Gott riteneva si trovasse, la divisione italiana " Ariete ", mentre la 7ª brigata corazzata proseguiva la sua corsa verso Sidi Rezegh. La 4ª brigata corazzata avrebbe dovuto proteggere il fianco destro delle forze avanzanti e il fianco sinistro del XIII corpo d'armata, quando esso fosse sopraggiunto.

Verso mezzogiorno, infine, la 22ª brigata corazzata si trovò impegnata in battaglia. La brigata era del tutto nuova alle operazioni nel deserto: era arrivata in Egitto soltanto all'inizio di ottobre, e subito si era scoperto che i suoi carri armati avevano bisogno di talune modifiche, e solo alla fine del mese questo lavoro era stato ultimato.

La divisione " Ariete " non cedette terreno, e la 22ª brigata fu respinta, al tramonto la 22ª brigata aveva perso 40 dei suoi 136 carri armati, mentre gli italiani avevano perso soltanto 34 carri armati e 12 pezzi di artiglieria.

Ma se la 22ª brigata corazzata era stata costretta a fermarsi, al centro dello schieramento la 7ª brigata corazzata aveva avuto una giornata insolitamente favorevole. Dopo essersi messa in moto, essa aveva rapidamente raggiunto Sidi Rezegh, disperdendo una leggera cortina protettiva nemica incontrata sul suo cammino; l'avanzata fu cosi rapida che il 6º Royal Tank Regiment conquistò di sorpresa l'aeroporto, impossessandosi di 19 aerei italiani, molti mezzi di trasporto, e facendo circa 80 prigionieri. La 7ª brigata corazzata si trovava ormai a soli 15 km dal perimetro di Tobruch, e tutto lasciava sperare per il meglio.

Ma la situazione non era altrettanto buona sul fianco destro, dove la 4ª brigata corazzata era stata lasciata indietro, a Gabr Saleh. Verso la metà del pomeriggio, il cielo si riempi improvvisamente di Stuka; e quando, poco prima delle 16, il bombardamento e le raffiche di mitragliatrice cessarono, fecero la loro comparsa 80/90 carri armati della 21ª Panzerdivision agli ordini del colonnello Stephan.

L'attacco tedesco si concentrò sull'8º ussari, e quando all'imbrunire il combattimento cessò, il reggimento messo in condizioni di netta inferiorità dai più pesanti carri armati tedeschi, aveva perso 20 carri. Gli effettivi della 4ª brigata corazzata, che aveva iniziato l'operazione con 164 carri armati, erano ridotti a 98; terminato lo scontro, il raggruppamento Stephan, le cui perdite erano state insignificanti, si ritirò.

Comunque, anche se i combattimenti sui fianchi non si erano dimostrati decisivi, la parte centrale dello schieramento aveva conseguito un notevole successo e perciò fu rinforzata da due battaglioni del gruppo d'appoggio, da un reggimento di cannoni controcarro e da un altro di artiglieria da campagna che ricevettero l'ordine di raggiungere la 7ª, brigata corazzata a Sidi Rezegh. Anche la 1ª divisione sudafricana si mosse verso nord in direzione di Bir el Gobi per sostituire la 22ª brigata corazzata nel compito di sorvegliare la divisione " Ariete ", nello stesso tempo, essa ricevette però l'ordine di inviare a Sidi Rezegh una delle sue brigate.

La 22ª brigata corazzata, non più impegnata con la divisione " Ariete ", avrebbe operato a nord di Bir el Gobi, mentre la 4ª brigata corazzata sarebbe rimasta nella zona di Gabr Saleh.

Nel frattempo, durante questa fase di scaramucce tra il XXX corpo di armata e le poche forze dell'Asse che fino a quel momento avevano fatto la loro comparsa sul campo di battaglia, il XIII corpo d'armata aveva effettuato i primi passi della manovra volta ad aggirare da sud le difese di frontiera, inviando elementi della 7ª brigata indiana a tenere d'occhio le difese di Sidi Omar.

Poiché anche questa mossa ebbe buon esito, il 19 novembre le operazioni si conclusero con un successo apparentemente facile per gli inglesi, i quali sembravano aver raggiunto risultati sorprendenti ad un prezzo straordinariamente basso.

Nel messaggio che il generale Auchinleck inviò quello stesso giorno al primo ministro per riassumere la situazione, non mancano però alcuni segni di incertezza: " Si direbbe che il nemico non si sia reso conto della tempestività e della forza con cui abbiamo sferrato l'attacco, e sia quindi rimasto sorpreso. Anche se è necessaria un'ulteriore conferma, gli elementi in nostro possesso sembrano indicare che il nemico sta cercando di ritirarsi dalla zona Bardia Sollum. Finché non sapremo fino dove si sono spinte oggi le nostre truppe corazzate non sarà possibile prevedere gli ulteriori sviluppi della battaglia. Per quanto mi riguarda, sono soddisfatto della situazione... ".

Ma la cortina che aveva mascherato tutti i preparativi si stava sollevando, e la soddisfazione del generale Auchinleck sarebbe ben presto sfumata.

Un'occhiata sull'altro versante del monte consente di individuare i motivi dell'inazione di Rommel. Si ricorderà che egli era tornato al suo comando soltanto nella mattinata del 18 novembre, poche ore prima che giungesse la notizia dell'avanzata inglese; inoltre dai rapporti inviati dalle sue unità avanzate egli giunse alla conclusione che si trattava semplicemente di una ricognizione in forze. Egli rifiutò quindi risolutamente di lasciarsi distogliere dai preparativi per l'attacco a Tobruch.

Per altro, il generale Cruewell, comandante del DAK (Deutsches Afrikakarps), formato dalla 15ª e dalla 21ª Panzerdivision, riteneva che ingenti forze inglesi si fossero mosse nella direzione di Sidi Azzeiz. Cruewell non sapeva che queste " ingenti forze " altro non erano che il 3º Royal Tank Regiment che, dopo aver inseguito le autoblindo tedesche in direzione di Sidi Azzeiz, quella sera stessa si era ritirato a Gabr Saleh.

Per annientare questa formazione ed ottenere l'approvazione di Rommel, Cruem,ell inviò la 15ª Panzerdivlsion in direzione est e lanciò in tutta fretta la 21ª Panzerdivision in direzione di Sidi Omar per precludere al nemico ogni possibilità di ritirata verso sud; nel frattempo le difese di frontiera avrebbero costituito un saldo blocco per impedire eventuali tentativi di fuga verso est.

Gruewell si gettò dunque alla caccia della formazione fantasma, e ci vollero alcune ore prima che si rendesse conto dell'errore compiuto. Ma quando se ne rese conto, seppe anche reagire senza indugio: sebbene Rommel gli avesse dato disposizioni di attaccare il giorno seguente con ambedue le Panzerdivisionen, egli inviò immediatamente la 15ª Panzerdivision verso Gabr Saleh per prendere contatto con il nemico.

Di solito le ore della notte riportavano la quiete nel deserto. Anche la notte tra il 19 e il 20 novembre trascorse tranquillamente, e la mattina seguente il generale Cunningham, che aveva trascorso la notte al comando del XIII corpo d'armata, raggiunse nuovamente l'8ª armata.

Le informazioni disponibili inducevano a ritenere che, nel loro tentativo di fuggire, le forze dell'Asse stessero effettuando uno spostamento generale verso ovest. Il generale Gott, che aveva personalmente constatato la situazione a Sidi Rezegh, pensò che se la 70ª divisione del generale Scobie avesse tentato in quel momento la sortita da Tobruch, avrebbe potuto congiungersi con il gruppo di appoggio e raccomandò che l'operazione fosse effettuata nel corso della mattina del 21 novembre. Naturalmente questa mossa costituiva una radicale modifica del piano originale, che non prevedeva alcun tentativo di sortita finché le forze corazzate nemiche non fossero state decisamente battute.

Poiché alcuni messaggi concernenti i movimenti delle unità corazzate tedesche erano stati intercettati, lo scontro tra carri armati sembrava ormai imminente. Si avvertì il generale Norrie, di prepararsi a far fronte a un massiccio attacco che il nemico avrebbe probabilmente sferrato contro la 4ª brigata corazzata verso mezzogiorno del 20, la fiducia in un risultato favorevole era tale che quello stesso pomeriggio il generale Cunninghain approvò che la sortita da Tobruch avesse luogo all'alba del 21 novembre.

Per far fronte alla minaccia che Cruewell costituiva per il fianco destro della 7ª divisione corazzata, la 22ª brigata corazzata che si trovava sulla sinistra, ricevette l'ordine di congiungersi con la 4ª brigata corazzata. Ma a causa di alcune difficoltà insorte nel rifornimento di carburante, essa non giunse sul campo di battaglia che all'imbrunire, quando i combattimenti erano in corso già da alcune ore e 26 carri armati inglesi erano stati messi fuori combattimento mentre il nemico era uscito quasi indenne dallo scontro.

Rommel era ormai convinto di trovarsi di fronte ad una massiccia offensiva inglese, e riteneva che la minaccia più grave potesse essere costituita da un eventuale successo nemico a Sidi Rezegh. Per rovesciare questa situazione, la notte del 20 novembre egli ordinò al generale Cruewell di spostare le Panzerdivisionen verso nordovest e sferrare un attacco concentrato su Sidi Rezegh la mattina seguente, il più presto possibile.

Prima ancora dell'alba le Panzerdivisionen si misero in movimento, ma vennero ben presto scoperte dalla 4ª e dalla 22ª brigata corazzata inglese, che si prepararono ad attaccare. Come di consueto, i tedeschi seppero sfruttare con grande abilità i loro mezzi controcarro (l'eccezionale cannone contraereo da 88 mm ed il cannone controcarro da 50 mm) aggregato alla retroguardia; mezzi che costituivano una grave minaccia per i carri armati inglesi, e specialmente per gli Stuart. Il fuoco tedesco, ed i ritardi connessi al rifornimento di carburante e al terreno accidentato, ridussero l'efficacia dell'attacco inglese alle divisioni Panzer, ed i tedeschi riuscirono a respingere il tentativo nemico di minacciarli alle spalle.

La sortita da Tobruch era iniziata, quella stessa mattina, e nonostante una resistenza inaspettatamente tenace prima di sera la 70ª divisione era riuscita a creare un saliente di circa 4.000 metri quadrati e a catturare numerosi soldati tedeschi ed italiani.

A Sidi Rezegh, in conformità al piano originale che prevedeva la cooperazione tra il XXX corpo d'armata e la guarnigione di Tobruch, la 7ª brigata corazzata ed il gruppo d'appoggio avevano ricevuto l'ordine di occupare quella parte della scarpata di Sidi Rezegh che dominava Trig Capuzzo, interrompendo in tal modo la direttrice di rifornimento dell'Asse diretta verso est.

L'attacco avrebbe dovuto iniziare alle ore 8.30 dei 21 novembre, ma mezz'ora prima che esso iniziasse giunse notizia che grosse colonne di carri armati nemici stavano avvicinandosi da sudest. Stavano sopraggiungendo due Panzerdivisionen, la 15ª e la 2lª.

Con questa minaccia alle spalle, il comandante di brigata Davy, che guidava la 7ª brigata corazzata ed era anche responsabile dell'andamento delle operazioni a Sidi Rezegh, non ebbe altra alternativa che quella di fronteggiare i carri armati tedeschi che stavano sopraggiungendo con due dei suoi reggimenti, lasciando al generale di brigata Campbell del gruppo di appoggio il compito di battersi per il ciglione.

In tal modo si venne a creare una situazione che non sarebbe mai stato possibile prevedere. A nord, la guarnigione di Tobruch stava effettuando una sortita attaccando tedeschi ed italiani che, a loro volta, fronteggiavano, verso sud, la 7ª brigata corazzata; in mezzo si trovava la 7ª brigata corazzata, la quale stava attaccando a nord e, allo stesso tempo, cercava di respingere le Panzerdivisionen di Cruewell tallonate, a loro volta, dalla 4ª, e dalla 22ª brigata corazzata inglese. Le due parti stavano rapidamente formando un groviglio sempre più inestricabile.

Per tutta quella giornata i combattimenti furono accaniti. Prima di sera, il I battaglione del King's Royal Rifle Corps e una compagnia del II battaglione della Rifle Brigade avevano conquistato i loro obiettivi sul ciglione. Ma quando il 6º Royal Tank Reglment avanzò per tentare di congiungersi con la guarnigione di Tobruch in prossimità di El Duda, esso venne respinto con gravi perdite. A sud, l'attacco corazzato tedesco fu contenuto, ma solo a prezzo di perdite considerevoli sia in uomini sia in carri armati; dei 141 carri con i quali la 7ª brigata corazzata aveva iniziato l'operazione, solo 28 erano in condizioni di combattere la mattina seguente. Per quanto riguardava la sortita da Tobruch, rendendosi conto che per il momento non avrebbe potuto ricevere alcun aiuto da Sidi Rezegh, il generale Scobie decise di ordinare una sospensione dell'offensiva per poter organizzare a difesa il terreno conquistato.

Ma al comando dell'8ª, armata la situazione era ancora considerata favorevole, in quanto si sperava che la 4ª e la 22ª, brigata corazzata sarebbero riusciute ad attaccare il fianco e la retroguardia di Cruewell; il generale Cunningham ordinò pertanto al XIII corpo di armata di avanzare. In conformità a questi ordini, la divisione neozelandese, al comando del maggior generale B.C. Freyberg, a mezzogiorno lasciò la zona a ovest di Sidi Omar in cui si trovava puntando verso nord. Al tramonto la 6ª brigata neozelandese si trovava a ovest di Sidi Azzeiz, la 5ª brigata nei pressi della ridotta Capuzzo e la 4ª brigata sul ciglione a ovest di Bardia. Nel frattempo la 4ª divisione indiana del maggiore generale F.W. Messervy stava preparandosi ad occupare Sidi Omar.

A Sidi Rezegh, la mattina del 22 novembre fu relativamente calma, ma nel pomeriggio la battaglia riprese con ancor maggiore intensità. La 5ª brigata sudafricana, che il giorno prima aveva raggiunto il teatro degli scontri ma non era stata impegnata nella battaglia ingaggiata dalle forze corazzate, ricevette l'ordine di impossessarsi della parte meridionale del ciglione, in prossimità di Quota 178. L'attacco, sferrato verso le 15, falli, e avendo subito ingenti perdite la brigata dovette arretrare di circa 3 km. Nel corso di quel pomeriggio la battaglia si riaccese anche tra le formazioni corazzate.

L'offensiva tedesca iniziò con un attacco della 21ª Panzerdivision da ovest e da nordovest, attacco che fu fronteggiato dalla 22ª brigata corazzata e dai resti della 7ª brigata corazzata e del gruppo d'appoggio. La sabbia sollevata dal vento ed il fumo provocato dalle esplosioni, nonché dai carri armati e dagli automezzi in fiamme, oscurava in misura tale il campo di battaglia che quando la 4ª brigata corazzata arrivò a circa 8 km a est, non riuscendo a distinguere tra i contendenti chi fosse il nemico non poté recare alcun contributo. Ambedue le parti subirono consistenti perdite, sia in uomini sia in carri armati, ma la peggio toccò agli inglesi, i quali prima del tramonto dovettero ritirarsi sulle posizioni tenute dalla 5ª brigata sudafricana.

La 15ª Panzerdivision, che si era mantenuta a est, aveva ricevuto l'ordine di effettuare un ampio movimento aggirante in modo da raggiungere il campo della battaglia provenendo da sud; ma mentre stava effettuando questa operazione ricevette una richiesta di aiuto da parte della 21ª Panzerdivision e puntò direttamente verso il campo di battaglia. Cosi facendo si imbatté nella 4ª brigata corazzata che stava preparando l'accampamento per trascorrere la notte. Entrambe le parti furono sorprese, ma alla luce dei razzi illuminanti i carri armati e la fanteria tedesca si lanciarono nell'accampamento impossessandosi di numerosi carri armati, autoblindo, cannoni e facendo molti prigionieri, cosicché per oltre 24 ore la brigata cessò di esistere come unità combattente.

Altrove, sul fronte del XIII corpo d'armata, le operazioni erano proseguite in modo soddisfacente. La 7ª brigata di fanteria indiana aveva occupato gran parte di Sidi Omar con un'azione particolarmente brillante ma nel corso della quale, tenendo conto dei numero di carri armati impegnati, le perdite erano state pesanti; la divisione neozelandese aveva conquistato la ridotta Capuzzo, interrotto l'acquedotto proveniente da Bardia e bloccato la strada per Tobruch.

A mezzanotte i diversi comandi britannici dell'8ª armata, del XXX corpo d'armata e della 7ª divisione corazzata non erano ancora al corrente dell'effettiva e pericolosa situazione in cui si trovavano le forze corazzate. Poiché non era giunto alcun rapporto, il generale Cunningham persistette nella sua idea di rompere l'assedio intorno a Tobruch, ordinando al XIII corpo d'armata di avanzare verso la città con la divisione neozelandese, contenendo al tempo stesso le difese di frontiera. Il compito del XXX corpo d'armata restava inalterato: concentrare tutti gli sforzi per distruggere le forze corazzate dell'Asse e aiutare i neozelandesi qualora fossero stati attaccati da carri armati nemici.

Rommel, però aveva deciso di annientare le forze corazzate britanniche. Egli diede quindi disposizioni al generale Cruewell affinché la mattina seguente attaccasse con il DAK in direzione di Bir el Gobi, mentre la divisione corazzata " Ariete " sarebbe avanzata verso nord. Cruewell, che aveva diretto la battaglia in modo magistrale, modificò questo piano inviando tutte le sue forze corazzate verso sudest in modo che, attaccando in direzione nordovest, esse agissero da martello per spingere gli inglesi verso l'incudine rappresentata dalle altre unità del DAK schierate a nord.

La mattina del 23 novembre, il comando avanzato dell'8ª armata si rese conto che le forze corazzate inglesi si trovavano in una situazione tutt'altro che buona. Non si sapeva nulla della 7ª brigata corazzata, mentre era ormai chiaro che la 4ª e la 22ª brigata corazzata potevano contare soltanto su poco più di 50 carri armati, 43 dei quali appartenevano alla 22ª brigata corazzata.

Sempre quella mattina, il generale Cunningham decise di affidare al generale Godwin Austen la direzione delle operazioni che la fanteria avrebbe condotto contro Tobruch il 24 novembre, e di passare la 70ª divisione sotto il suo comando.

Alle sette, muovendosi attraverso una fitta foschia, la 15ª Panzerdivision si apprestava a congiungersi con l'a divisione " Ariete " quando, si imbatté in alcuni elementi del gruppo di appoggio e nei reparti trasporti della 5ª brigata sudafricana. Ne seguì una confusa mischia. Verso mezzogiorno sopraggiunse il 5º Panzregiment della 21ª Panzerdivision ed alle 15 i tedeschi sferrarono un attacco contro i sudafricani che resistettero coraggiosamente. Il campo di battaglia era ormai coperto da una pesante nube di fumo e polvere; i carri armati superstiti della 22ª brigata corazzata fecero tutto il possibile per recare, aiuto ai sudafricani, ma tutto fu inutile. Al tramonto, avendo perso i due terzi degli uomini, tutte le armi e l'equipaggiamento, la 5ª brigata sudafricana cessava di esistere. Ciò che era rimasto della formazione britannica si ritirò verso sud.

Quello fu un giorno molto sfortunato per il XXX corpo d'armata. Dopo le due precedenti giornate di battaglia, la 7ª divisione corazzata era ridotta a circa 70 carri armati. Ma sebbene vittoriosi anche i tedeschi avevano subito perdite gravissime; non solo avevano perso un numero imprecisato ma certo cospicuo di ufficiali e uomini, ma 60 / 70 dei loro carri armati erano stati distrutti o catturati. Le perdite tedesche in carri armati erano particolarmente gravi in quanto essi non avevano riserve cui attingere, mentre, almeno in una certa misura, questo problema non affliggeva gli inglesi.

Nel frattempo il XIII corpo d'armata aveva conseguito buoni successi sul fianco orientale: dopo aver conquistato i baraccamenti di Sollum e parte del ciglione di Sidi Rezegh, la divisione neozelandese si trovava ormai a soli 10 km dal campo di aviazione.

Se il 22 novembre il generale Cunningham era preoccupato per le perdite subite in termini di carri armati, il giorno seguente la sua preoccupazione crebbe. Per quanto riguardava i carri armati sembrava che egli non godesse più di quella superiorità numerica con la quale aveva iniziato l'offensiva; se Rommel avesse isolato le sue forze a ovest del reticolato di frontiera, praticamente nulla avrebbe più impedito alle forze dell'Asse di avanzare in Egitto. Si doveva continuare la manovra offensiva o cercare invece di disimpegnarsi?.

Quando il generale Auchinleck arrivò e ascoltò un resoconto sommario sulla situazione prese senza esitare la ferma decisione di continuare instancabilmente l'offensiva, assumendosene la piena responsabilità. Su questa base il generale Cunningham impartì nuove istruzioni, che cosi si riassumevano:

• il XXX corpo d'armata doveva riorganizzarsi ed essere rimesso in condizioni di piena efficienza, continuando nello stesso tempo a proteggere la divisione neozelandese da eventuali attacchi di unità corazzate;

• a partire da mezzanotte il generale Godwin Austen doveva assumere la direzione di tutte le operazioni contro le forze dell'Asse concentrate intorno a Tobruch;

• dovevano inoltre passare sotto il suo comando tutte le truppe che si trovavano a nord di una linea che correva da est a ovest, passando attraverso Sidi Azzeiz, nonché la 4ª divisione indiana appena si fosse resa disponibile.

Quella sera stessa anche Rommel prese una decisione destinata a costituire un altro dei punti chiave della battaglia, una decisione che, se appropriata, avrebbe potuto porre bruscamente fine alle operazioni in corso in Cirenaica.

Secondo quanto ha narrato il generale Bayerlein dopo la guerra, i generali Rommel e Cruewell si incontrarono sulla strada di circonvallazione che correva intorno a Tobruch, nelle prime ore del mattino del 24 novembre. Cruewell fece un resoconto completo dei combattimenti svoltisi intorno a Sidi Rezegh: a suo avviso, anche se parte delle forze inglesi era riuscita a fuggire, la disfatta del nemico era stata pressoché completa; egli chiese quindi che gli venisse consentito di continuare le operazioni contro i resti delle formazioni disperse fino alla loro completa distruzione. Cosi facendo, si sarebbe per sempre eliminata la possibilità che gli inglesi minacciassero le forze dell'Asse che assediavano Tobruch, e la campagna avrebbe potuto facilmente essere vinta.

Rommel aveva però rimuginato un piano del tutto nuovo, il XXX corpo d'armata era stato annientato, o comunque non sarebbe stato in grado di combattere per qualche tempo e, dopo che i suoi piani erano stati completamente sconvolti, l'8ª armata si trovava probabilmente in uno stato di shock, confusione e incertezza. Inoltre le truppe tedesche dislocate lungo la frontiera si trovavano in grave difficoltà e avevano bisogno di aiuto.

"La maggior parte delle forze nemiche che puntavano su Tobruch è stata distrutta, ora noi dirigeremo verso est attaccando i neozelandesi e gli indiani, prima che essi siano riusciti a ricongiungersi con i resti della formazione principale per sferrare un nuovo attacco combinato contro Tobruch. Nello stesso tempo occuperemo Habata e Maddalena, tagliando loro i rifornimenti. Elemento essenziale per il successo è la rapidità: noi dobbiamo sfruttare al massimo lo stato di shock in cui la disfatta ha gettato il nemico e gettarci in avanti subito e il più rapidamente possibile con tutte le nostre forze, puntando verso Sidi Omar ".

A mezzogiorno, Rommel si lasciò alle spalle un piccolo contingente per impedire alla divisione neozelandese di congiungersi con la guarnigione di Tobruch e guidò personalmente la 21ª Panzerdivision. Confluendo sul Trig el Abd le stanche e malconce forze corazzate tedesche, si diressero verso Bir Sheferzen, sulla frontiera.

La loro direttrice di marcia le portò ad attraversare, o sfiorare, numerosi comandi inglesi, da quello del XXX corpo d'armata agli altri posti più indietro, provocando una notevole confusione.

Rommel raggiunse il " reticolato " pochi chilometri a sud di Sidi Omar alle 17. Qui giunto egli imparti gli ordini per il giorno seguente: la 21ª Panzerdivision, dopo aver attraversato la frontiera e piegato a nordovest in direzione di Sollum, doveva attaccare verso ovest, mentre la 15ª Panzerdivision doveva puntare verso nord mantenendosi a cavallo della frontiera; le divisioni " Ariete " e " Trieste " dovevano puntare a est, verso la ridotta Capuzzo.

Queste istruzioni, dovettero essere modificate per la lentezza con cui avanzava la divisione " Ariete ", la 15ª Panzerdivision ricevette l'ordine di attaccare tra Sidi Omar e Sidi Azzeiz. Se la confusione era al colmo nell'8ª armata essa regnava anche assoluta tra le forze dell'Asse, fu una vera fortuna per lui che le operazioni non andassero a rotoli già nelle primissime fasi: durante la notte tutti gli ufficiali di grado più elevato del DAK sfuggirono per puro caso alla cattura. Subito dopo aver impartito i suoi ordini, Rommel e il suo capo di stato maggiore si erano messi in movimento su di un automezzo privo di scorta per guidare la 21ª Panzerdivision verso passo Halfaya. Nel ritorno, la macchina si arrestò per un guasto. Per puro caso, il generale Cruewell passò di li e, nel tentativo di raggiungere il reticolato, si persero nell'oscurità. Fu solo all'alba che riuscirono a mettersi in salvo, dopo aver trascorso una notte estremamente agitata, con motociclisti portaordini, carri armati e autocarri inglesi che passavano a pochi metri da loro.

L'effetto psicologico di questa corsa al reticolato era stato grande, ma sul piano concreto i vantaggi erano trascurabili. Passando avanti e indietro, tra le linee inglesi, Rommel si trovò a fronteggiare una crisi dopo l'altra mentre tutti i piani escogitati andavano all'aria. Il 5º Panzerregiment tentò di riconquistare Sidi Omar, parzialmente occupata dalla brigata indiana il 22 novembre. La brigata indiana se ne stava tranquillamente al riparo nelle difese messe a punto da tedeschi e italiani. In un primo momento il 5º Panzerreginent fu ricacciato indietro, con una brillante azione, dal lº reggimento artiglieria da campagna e dal 4/11º reggimento Sikh, dislocato in pieno deserto a sud di Sidi Omar, e quando tentò nuovamente di avvicinarsi alle difese fu accolto da una salva dopo l'altra di cannoni di medio calibro schierati all'interno della posizione. Quando scese la sera, il 5º Panzerregiment aveva lasciato sul terreno 18 carri armati.

Altrove, quella delle forze dell'Asse fu una storia di ritardi e di insuccessi. La 15ª Panzerdivision fu bloccata tra Sidi Omar e Sidi Azzeiz per difficoltà nei rifornimenti; la 21ª Panzerdivision, privata delle sue unità corazzate, restò ad Halfaya, mentre la marcia della divisione " Ariete " fu ritardata da una scaramuccia con la 1ª brigata sudafricana poco dopo aver lasciato Bir el Gobi.

L'incursione contro la stazione ferroviaria di testa tenuta dalle truppe inglesi di Mis Heifa, non si tradusse mai in pratica in gran parte a causa di colpi inferti alla colonna tedesca dalla Desert Air Force, che svolse un ruolo importante nell'eliminare quelle forze dell'Asse che erano riuscite ad attraversare la frontiera.

Per gli inglesi finalmente cominciavano ad arrivare le buone notizie: la divisione neozelandese aveva conquistato Gambut, sottraendo in tal modo l'aeroporto ai caccia tedeschi, e stava attaccando Belliamed sul lato orientale del fronte di Tobruch. Molto più a sud, la Oasis Force aveva conquistato Augila e Gialo, rispettivamente il 22 e il 24 novembre; purtroppo la mancanza di benzina e l'attività aerea nemica le avevano impedito di avanzare ulteriormente.

Estrema importanza rivestiva anche il fatto, che il XXX corpo d'armata aveva recuperato e rapidamente riparato un buon numero di carri armati danneggiati dal nemico: poterono essere riuniti non meno di 70 carri armati che furono affidati agli equipaggi rimasti appiedati.

Quella di continuare l'offensiva non era la sola difficile e importante decisione che il generale Auchinleck dovette prendere in quel frangente. Ce n'era un'altra, quella di rilevare il generale Cunningham dal comando del1'8ª armata. Il generale Auchinleck era giunto alla conclusione che Cunningham pensava più alla difesa che non all'attacco.

Auchinleek aveva bisogno di qualcuno che ragionasse come lui, e che conoscesse non solo in teoria i dettagli dell'operazione. Ambedue i comandanti dei corpi d'armata, e in particolar modo il generale Godwin Austen, erano impegnati a fondo nella campagna, e la scelta di uno di essi avrebbe potuto ripercuotersi negativamente sull'andamento dei combattimenti. Egli preferì quindi scegliere il suo sottocapo di stato maggiore, generale Ritchie, che era più giovane e di grado inferiore ai comandanti dei due corpi d'armata. Ritchie, assunse il comando dell'8ª armata il 26 novembre.

Entro la sera di quel giorno la divisione neozelandese aveva conquistato Belhamed e Sidi Rezegh, e la 70ª divisione della guarnigione di Tobruch si era impadronita di El Duda, dopo aver sostenuto duri combattimenti e subito gravi perdite. A El Duda, inoltre, le due divisioni si erano ricongiunte.

I neozelandesi, le cui scorte di materiale stavano rapidamente diminuendo. si trovavano però in una situazione pericolosa: rendendosi conto che le sue scorrerie non avevano indotto gli inglesi ad abbandonare l'idea di liberare Tobruch dall'assedio, la mattina del 28 novembre Rommel aveva spostato nuovamente verso ovest, lungo il Trig Capuzzo e a sud di esso, ambedue le Panzerdivisionen e la divisione " Ariete ".

Le forze delle due parti erano ormai talmente vicine che il comandante della 21ª Panzerdivision, generale von Ravenstein, finì nel comando del 21º reggimento neozelandese, dove fu fatto prigioniero. La 7ª divisione corazzata, priva della 7ª brigata corazzata che stava ritornando in Egitto, tentò di intercettare le formazioni nemiche e di bersagliarne con continui attacchi il fianco meridionale; sebbene in quel momento uno stretto appoggio aereo sarebbe stato particolarmente prezioso, le condizioni atmosferiche sfavorevoli impedirono alla Desert Air Force di attaccare le forze corazzate dell'Asse.

Quella notte, gli inglesi ruppero per la prima volta (anche se per breve tempo) l'assedio intorno a Tobruch: il comando del XIII corpo d'armata entrò nella cintura difensiva della città.

Tra il 29 novembre ed il lº dicembre nei pressi di El Duda, Sidi Rezegh e Belhamed si svolsero violenti combattimenti. La divisione neozelandese era ormai ridotta a due deboli brigate, la 3ª arretrata verso Sollum, resistette agli sforzi di Cruewell di riconquistare la vitale zona a sud di Tobruch.

Il 1º dicembre, la 4ª e la 6ª brigata, subirono perdite cosi gravi che il generale Freyberg decise di ritirarsi per poter riorganizzare le sue unità. La manovra fu portata a termine con successo e alcune unità entrarono nella città stessa di Tobruch. I tedeschi erano dunque riusciti a richiudere l'anello intorno a Tobruch; ma ciò era costato loro un prezzo molto alto.

Nonostante i gravi contrattempi subiti nel corso di quelle tre giornate, il generale Ritchie era deciso a non dare tregua alle truppe di Rommel. Dopo la necessaria riorganizzazione, egli pensò di attaccare El Adem, un altro punto nevralgico della rete di comunicazioni dell'Asse, 25 km a ovest di El Duda e a soli pochi chilometri di distanza dal perimetro di Tobruch.

Il compito fu affidato al XXX corpo d'armata, il quale avrebbe inquadrato la 7ª divisione corazzata, la la brigata sudafricana, la 22ª brigata Guardie e la 4ª divisione indiana, non appena questa fosse stata sostituita da una divisione della riserva, la 2ª divisione sudafricana. A Tobruch la situazione era incoraggiante, ed il generale Godwin Austen aveva riferito di essere in grado non soltanto di tenere il perimetro ma anche di attaccare. In Egitto stavano arrivando sempre nuove formazioni, tra le quali la lª divisione corazzata che si stava addestrando dietro la frontiera in modo da poter costituire una riserva.

Prima di intraprendere l'avanzata su El Adem, era necessario neutralizzare una forte postazione tedesca 10 km a nord di Bir el Gobi; il 3 dicembre, appoggiata da alcuni carri armati e dall'artiglieria, l'11ª brigata indiana si spinse in avanti. Ma, l'operazione non ebbe successo, e la brigata subì gravi perdite.

Intanto Rommel, stava ancora pensando a un'offensiva. Egli era molto preoccupato per la pessima situazione in cui si trovavano le truppe dislocate a presidio delle difese di frontiera e, per altro, sapeva che gli inglesi stavano ammassando forze nel settore di Bir el Gobi; ma sulla base delle informazioni che era riuscito a raccogliere, egli riteneva improbabile che un attacco in quella direzione venisse sferrato prima del 3 dicembre. Cosi, lasciando il grosso delle sue forze corazzate e mobili a sudest di Tobruch, in una posizione che avrebbe consentito loro di far fronte ad un attacco da Bir el Gobi o di spostarsi verso est, Rommel inviò due colonne a ristabilire il collegamento con le sue guarnigioni di frontiera che in quel momento si trovavano isolate. Ambedue le colonne vennero avvistate dall'aria: la colonna settentrionale cadde in un'imboscata tesa dalla 5ª brigata neozelandese che la annientò, mentre quella meridionale fu dispersa dalla 4ª divisione indiana.

Un altro tentativo tedesco di riconquistare El Duda fallì il 4 dicembre; ciò indusse Rommel, timoroso che i suoi fianchi venissero minacciati dal XXX corpo d'armata, a decidere che la sua mossa successiva doveva essere la distruzione delle forze inglesi a Bir el Gobi. Egli decise di farlo il 5 dicembre, con un attacco sferrato dalle Panzerdivisionen e dalle divisioni " Ariete " e " Trieste ", anche se ciò significava lasciare scoperta una parte del fronte di Tobruch. A tal fine egli diede ordine di abbandonare il lato orientale del perimetro, e le truppe di questo settore cominciarono a ritirarsi quella notte stessa. Ma i suoi piani svanirono in quanto italiani non riuscirono a portare in linea le loro unità corazzate; l'operazione dovette essere annullata.

La sera del giorno seguente, 5 dicembre, il ciglio che sovrastava il limite settentrionale dell'aeroporto di Bir el Gobi offri un sorprendente spettacolo agli inglesi appostati al limite meridionale, vi era schierata una vasta massa di automezzi di tutti i tipi, apparentemente sul punto di attaccare. Anche questa volta, in parte per il mancato arrivo della divisione " Ariete ", in parte perché il comandante della 15ª Panzerdivision era rimasto mortalmente ferito, l'attacco non ebbe luogo. La mattina seguente, tenendo conto di quanto aveva constatato personalmente, del quadro della situazione fattogli da Cruewell e della rapidità con cui stavano diminuendo le scorte di benzina e di munizioni, il generale Rommel decise che la sola speranza di uscire da quella situazione senza perdite troppo gravi consisteva nella ritirata.

Il 7 dicembre, dopo tre settimane di durissimi combattimenti che avevano impegnato carri armati e fanteria, le forze tedesche ed italiane furono costrette ad abbandonare, dopo otto mesi, l'assedio di Tobruch. La guarnigione di Tobruch, il punto focale della guerra d'Africa, fu liberata: l'8ª armata aveva conseguito una grande vittoria per gli alleati proprio nel giorno in cui i giapponesi sbarcavano in Malesia e lanciavano il loro attacco su Pearl Harbor.

Rommel aveva deciso di ritirarsi ad Ain el Gazala, dove si trovavano postazioni difensive preparate in precedenza; la manovra fu condotta con tale abilità che il XXX corpo d'armata, lanciato all'inseguimento, non riusci ad ostacolarla che in misura irrilevante.

Ma oltre a dover badare alla manovra della ritirata, Rommel stava anche incontrando non poche difficoltà con l'alto comando italiano, il quale era riluttante ad accettare l'idea di interrompere l'assedio di Tobruch, la possibilità di un'ulteriore ritirata da Ain el Gazala e la totale perdita della Cirenaica. Comunque, nonostante le rimostranze italiane, Rommel prese i provvedimenti che riteneva opportuni per salvare le sue grandi unità da un vero e proprio disastro.

A questo punto, il 9 dicembre, il generale Ritchie riorganizzò il proprio comando affidando al generale Godwin Austen la direzione di tutte le future operazioni per la riconquista della Cirenaica; nello stesso tempo, il comando del XXX corpo d'armata venne trasferito nelle retrovie per occuparsi della completa eliminazione delle guarnigioni tedesche di frontiera.

Il generale Godwin Austen pensò, che ad Ain el Gazala, gli si offrisse una buona possibilità di decidere definitivamente le sorti della campagna prima che Rommel potesse ulteriormente ritirarsi. A tal fine egli elaborò il seguente piano :

sulla costa, di fronte ad Ain el Gazala, le forze inglesi si sarebbero limitate a fronteggiare il nemico;

• al centro, la brigata polacca si sarebbe spinta verso nordovest;

• a sud, infine, la 4ª divisione indiana avrebbe attaccato in direzione ovest, mentre il gruppo d'appoggio avrebbe contenuto il nemico sulla sua sinistra.

Egli riteneva che il potenziale del nemico in carri armati fosse ormai ridotto a circa 50 mezzi: se si fosse riuse ti a distruggerli, la resistenza delle altre formazioni tedesche sarebbe crollata. Appunto con l'obiettivo di distruggere le residue forze corazzate tedesche, la 4ª brigata corazzata, che poteva contare ancora su 90 carri armati, avrebbe dovuto effettuare un ampio movimento aggirante intorno al fianco meridionale di Rommel, in modo da raggiungere le retrovie nemiche.

Il 15 dicembre ebbe inizio l'attacco. Sulla destra e al centro si registrarono alcuni successi, ma la 4ª divisione indiana fu fermata da decisi contrattacchi di unità corazzate nemiche. La 4ª brigata corazzata, che doveva coprire una distanza di più di 110 km, dovette procedere su di un terreno molto accidentato, cosicché il consumo di benzina fu talmente elevato che quando l'unità raggiunse il luogo dell'appuntamento le scorte di carburante si erano pericolosamente ridotte. Anche il giorno seguente, dopo le operazioni di rifornimento, essa non fu in grado di partecipare in misura sensibile alla battaglia, se non minacciando la linea di ritirata delle forze dell'Asse.

Se la Desert Air Force fosse stata impiegata al pieno delle sue possibilità la posizione del nemico sarebbe stata ben peggiore, ma a causa di numerosi fattori, quali le condizioni atmosferiche e la difficoltà di stabilire una "linea di bombardamento" per i movimenti che le truppe inglesi effettuavano alle spalle del nemico, ad essa si fece un ricorso molto limitato.

Quel giorno, nel suo rapporto all'alto comando tedesco, Rommel scrisse: " Dopo quattro settimane di ininterrotta e dura battaglia, la capacità di combattimento delle truppe si sta indebolendo, tanto più che il rifornimento di armi e munizioni è completamente cessato ". Egli prosegui rilevando che la ritirata della notte del 16 / 17 dicembre, era assolutamente necessaria se si voleva che il suo esercito sfuggisse all'accerchiamento ed all'annientamento. Quella notte, nonostante le insistenze e le proteste italiane, cominciò la ritirata verso Agedabia ed El Agheila, tutte le truppe mobili muovendosi a sud del Gebel el Achdar e le altre lungo la strada che lo attraversava.

Finalmente il 17 dicembre, per la prima volta, da quando le armate inglesi e dell'Asse si erano impegnate nell'operazione " Crusader ", i segni sulle carte topografiche illustranti l'andamento dei combattimenti cominciarono a disporsi con una certa logica. A ovest di Ain el Gazala le forze inglesi incalzavano il nemico in ritirata; a est, all'interno dei perimetri difensivi isolati di Bardia e Halfaya, guarnigioni dell'Asse giacevano impotenti nelle retrovie inglesi, sperando che qualcuno arrivasse a liberarle.

Le guarnigioni di frontiera costituivano una spina nel fianco delle truppe britanniche, e dovevano quindi essere eliminate per rendere disponibili le forze che le circondavano e rendere sicure le vie di comunicazione passanti nelle immediate vicinanze: l'eliminazione di questi nuclei era importante, ma non essenziale come la distruzione delle truppe dell'Asse che stavano ritirandosi in tutta fretta verso Agedabia. Un'altra Beda Fomm, con l'eliminazione di Rommel, avrebbe potuto far cadere in mano britannica come un frutto maturo il resto della costa dell'Africa Settentrionale. Rommel, pur essendo deciso a contenere l'avanzata nemica tra Derna ed El Mechili finché fosse stato possibile, non aveva alcuna intenzione di restare su quella linea una volta che quest'ultima località fosse caduta: quando ciò fosse avvenuto egli pensava di evacuare il saliente di Bengasi, costringendo il nemico a pagare il prezzo più alto possibile per quella concessione e nello stesso tempo distruggendo tutte le attrezzature del porto. Egli pensava di riorganizzare le proprie forze dietro Marsa el Brega; nel frattempo avrebbe tenuto impegnate le truppe britanniche con l'impiego di forti distaccamenti mobili.

L'inseguimento inglese recò, nella sua esecuzione, i segni dello sbalordimento: in un primo tempo gli inseguitori si accontentarono di seguire il nemico, attendendo una serie di duri scontri di retroguardia, ma poi, raggiungendo El Mechili e rendendosi improvvisamente conto che il nemico stava correndo troppo forte per poter essere raggiunto, si galvanizzarono lasciandosi prendere da una fretta inconsulta. Ci si rese improvvisamente conto, che un'avanzata celere procedendo fuori dalle rotabili per puntare direttamente su Beda Fomm avrebbe potuto isolare il nemico, ma il 18 dicembre le sole truppe che avrebbero potuto essere impiegate in un'avventura di quel genere erano disperse tra mille altre attività, il che dimostra in quale misura la pronta ritirata di Rommel avesse preso alla sprovvista il generale Ritchie.

Con crescente eccitazione, colonne messe insieme in fretta e furia si lanciarono da Derna e El Mechili verso Bengasi e la strada costiera che correva verso sud. Ma la carenza di benzina e di altri materiali ritardò ben presto l'avanzata e limitò l'entità di ciascuna colonna. A peggiorare la situazione intervenne un altro elemento: le sfavorevoli condizioni atmosferiche ed un'improvvisa diminuzione dei numero di bombardieri di media autonomia disponibili ridussero l'efficacia degli attacchi aerei contro le colonne nemiche in fugai.

Le fasi finali della ritirata delle forze dell'Asse furono caratterizzate da due sintomatici episodi. Il 19 dicembre da un solo aereo da trasporto, vennero scaricati 22 carri armati destinati alla 15ª Panzerdivision i primi rinforzi corazzati pervenuti ai tedeschi dopo l'avvio dell'operazione " Crusader ". Nello stesso tempo, altri 23 carri armati venivano sbarcati a Tripoli. La vigilia di Natale, mentre gli inglesi si stavano avvicinando al porto e quando l'Oasis Force lasciò Gialo per dirigersi a nord, verso Agedabia, in prossimità di Beda Fomm scoppiò una battaglia.

In questa zona, il 23 dicembre, le Coldstream Guards che stavano effettuando puntate per saggiare la consistenza nemica verso ovest furono attaccate dalla ricostituita 15ª Panzerdivision e ricacciate indietro tra i loro carri armati d'appoggio. Ma quando, il 27 dicembre, la 22ª brigata corazzata tentò di aggirare da sud le forze corazzate del generale Cruewell concentrate ad Agedabia, i tedeschi reagirono con violenza, gettandosi in avanti con 60 carri armati e accerchiando la brigata corazzata inglese rimasta alquanto esposta; alla fine dello scontro sul campo restarono 37 carri armati inglesi e solo 7 tedeschi. Tre giorni dopo si ebbe una replica questa volta il risultato fu di 23 a 7 a vantaggio dei tedeschi. Sotto ogni aspetto, la 22ª brigata corazzata cessò di esistere come unità in grado di combattere e Rommel fu libero di ricostituire le sue unità in tutta tranquillità; dopo il duro trattamento subito in quegli ultimi scontri, la fase di movimento dell'operazione " Crusader " si concluse dunque con una nota di inquietudine per gli inglesi.

Nella guerra di posizione gli inglesi affermarono la loro superiorità nella zona di frontiera. Qui si trovavano due distinti presidi nemici: uno a Bardia, della forza di 8.800 uomini tra fanti italiani e truppe tedesche adibite a servizi logistici, comandata dal maggiore generale tedesco Schmitt; l'altro a Sollum Halfaya, formato da 6.300 combattenti tedeschi ed italiani comandato dal generale di brigata De Giorgi. Ambedue i presidi erano a corto di rifornimenti, e soprattutto di acqua, che i convogli marittimi non potevano evidentemente trasportare; entrambi, bloccando le strade provenienti dall'Egitto, contribuivano ad ostacolare l'afflusso dei rifornimenti alle truppe inglesi. Esse dovevano quindi essere eliminate. E il tenente generale Norrie, comandante del XXX corpo d'armata, ricevette l'ordine di eliminarli al minimo prezzo possibile dopo che, di fronte ad una tenace resistenza, i precedenti tentativi dell'inesperta 2ª divisione sudafricana erano falliti.

Il 31 dicembre, appoggiate dai bombardieri medi, dal fuoco dell'incrociatore Ajax e della cannoniera Aphis, da un massiccio fuoco di artiglieria e da una brigata dotata di carri armati del tipo Valentine e Matilda, la 3ª e la 4ª brigata sudafricane si prepararono ad aprire un varco nei campi minati, negli sbarramenti di filo spinato e nei fossi anticarro che proteggevano il lato sudoccidentale del perimetro di Bardia. Ma l'analogia con i precedenti attacchi finiva qui: questo si sarebbe svolto di notte, guidato dalla la brigata carri; l'esperienza nel condurre attacchi notturni accumulata da quegli uomini nelle precedenti fasi della " Crusader ", li avevano convinti della possibilità di impiegare con successo i carri armati anche nell'oscurità.

Essi attaccarono dunque prima dell'alba, riuscendo ad aprire un varco di dimensioni notevoli. Si sperava che questo varco avrebbe potuto essere sfruttato durante le ore del giorno, ma un energico contrattacco nemico annullò quasi interamente il buon lavoro svolto durante la notte. Il comandante dei carri armati britannici, generale di brigata H.R.B. Watkins, decise di attendere nuovamente l'oscurità. Poi, lanciandosi nella parte centrale del varco aperto la notte precedente, riusci a sfondare in modo decisivo e, avanzando a falange con la fanteria su di un terreno illuminato dai razzi illuminanti lanciati da aerei della marina, invase la piazzaforte. All'alba del 2 gennaio si presentarono due parlamentari, e poco dopo gli inglesi ebbero nelle mani 8.000 prigionieri e 35 cannoni. Le perdite totali degli attaccanti ammontavano soltanto a 450 unità.

Per indurre alla resa la guarnigione di Halfaya, sottoposta ad una vera e propria pioggia di granate, bombe e volantini propagandistici, non fu necessario un attacco in grande stile. Il 12 gennaio i sudafricani chiusero intorno a Sollum uno stretto assedio. Il 17 gennaio, affamati ed assetati, storditi dai bombardamenti e senza dubbio tratti in inganno dai volantini propagandistici, i resti del presidio chiesero di trattare la resa.

Conclusioni

Fino al 6 gennaio 1942, la storia della campagna, non fu che un susseguirsi di sforzi condotti dal XIII corpo d'armata, per isolare il nemico e di repliche da parte di Rommel. Repliche tanto efficaci, che entro quella data Rommel era riuscito a concentrare tutte le sue forze dietro le forti posizioni comprese tra Marsa el Brega e Alem el Mgaad.

Invece della breve e accanita campagna prevista, si era trattato di una lotta lunga il cui prezzo era stato cosi alto che alla fine ambedue le parti erano assai prossime al completo esaurimento, sia delle unità combattenti, sia di quelle addette alle attività logistiche. Prima della successiva ripresa tanto gli uni quanto gli altri avevano assolutamente bisogno di una pausa per riprendere fiato.

I dati statistici danno per i due schieramenti perdite pressappoco uguali; l'Asse aveva avuto circa 38.000 fra morti, feriti e dispersi; le truppe britanniche ne ebbero 18.000. t invece difficile valutare con, precisione le perdite in carri armati, perché i carri messi fuori combattimento venivano spesso recuperati e riparati; comunque, è probabile che i carri armati completamente distrutti furono 300 per i tedeschi e gli italiani e 278 per gli inglesi.

In merito all'appoggio aereo, si può affermare che mai prima di allora gli uomini operanti sulla terraferma erano stati più, e meglio, aiutati dagli aerei della Desert Air Force e da quelli di base a Malta. Questo aiuto, sarebbe stato anche maggiore se non fosse stato per le cattive condizioni atmosferiche e per la frequenza con cui sul campo di battaglia le due parti finivano con il mescolarsi. Con una media di 190 missioni al giorno per tutta la durata di quel periodo, le perdite inglesi in quel settore ammontarono a 300 aerei, mentre quelle dell'Asse furono considerevolmente superiori.

Non vi è dubbio che l'armamento e l'equrpaggiamento inglesi presentavano talune carenze. Gli equipaggi dei carri armati, ad esempio, si trovavano svantaggiati non solo per lo scarso affidamento che davano alcuni tipi di carro, ma anche per certe inefficienze del cannone da 37 mm di cui erano dotati; anche il cannone controcarro da 37 min era del tutto insufficiente, e spesso per la difesa controcarro si dovette ricorrere ai cannoni da campagna.

Tutto sommato e grazie, all'eccezionale guida di Auchinleck gli inglesi si erano assicurati una vittoria; ma non si trattava di una vittoria decisiva. La Cirenaica era stata conquistata, ma le forze dell'Asse non erano state distrutte e Rommel si era ritirato per prepararsi a combattere alla prossima occasione.

Le forze dell'Asse erano state finalmente cacciate dall'Egitto e dalla Cirenaica.