Battaglie & Operazioni

Operazioni Navali nel Mediterraneo Mar. 1941 Dic. 1941

L'evacuazione degli inglesi e relativi alleati, da Creta, era terminata il lº giugno. La Mediterranean Fleet era uscita alquanto malconcia dalla campagna.

L'ammiraglio Cunningham aveva a sua disposizione e in grado di tenere il mare, soltanto due corazzate (Queen Elizabeth e Valiant), due incrociatori, un incrociatore contraereo (con una prua provvisoria) e 17 cacciatorpediniere.

Questi effettivi erano così inadeguati che per qualche tempo la Queen Elizabeth e la Valiant restarono confinate nel porto d'Alessandria per mancanza di unità di scorta. La squadra era inoltre a corto di munizioni, specialmente contraeree e completamente sprovvista di protezione aerea.

Fu in queste condizioni che Cunningham dovette affrontare un nuovo impegno. L'improvvisa crisi scoppiata in Siria minacciava i rifornimenti di prodotti petroliferi provenienti dalla Persia e dall'Iraq, rifornimenti dai quali dipendevano interamente le forze inglesi dislocate in Medio Oriente. S'intravedeva inoltre la possibilità che l'Asse riuscisse ad aprire un secondo fronte contro il Cairo ed il canale di Suez, un'offensiva verso sud dalla Siria in concomitanza con un attacco verso est lanciato, dalla Libia, da Rommel. Dopo le loro vittorie in Grecia e a Creta, sembrava non esistessero motivi per dubitare che i tedeschi avrebbero continuato a procedere nell'avanzata con lo stesso ritmo serrato attraverso i Balcani ed il Medio Oriente.

In Siria ed altrove, la Francia di Vichy non era in grado di resistere alla supremazia tedesca, anche ammesso che volesse farlo; cosi, sebbene nell'Iraq l'insurrezione di Rashid Ali fosse stata sedata entro il 31 maggio, il governo inglese decise di occupare la Siria. In questa operazione il ruolo della Royal Navy sarebbe stato quello di appoggiare le truppe che combattevano a terra con azioni di bombardamento e mettere fuori combattimento una piccola formazione di cacciatorpediniere francesi ed un sommergibile. Tutte le unità francesi si batterono molto bene, rivelandosi un osso molto più duro del previsto.

Le navi da guerra francesi si ritirano i cacciatorpediniere francesi, più grandi, più veloci e meglio armati di quelli inglesi diedero parecchio filo da torcere all'avversario. Essi cominciarono a meravigliarlo con uno strano stratagemnia: per agevolare l'aggiustamento del tiro, le bombe sollevavano spruzzi d'acqua colorati a tinte vivaci: rosso, verde, blu.

Le navi francesi danneggiarono seriamente il cacciatorpediniere inglese Janus, ne colpirono un altro ed infine si ritirarono verso la Francia, ma solo quando si trovarono di fronte a incrociatori di dimensioni due volte superiori alle loro. Anche la Luftwaffe intervenne, danneggiando gravemente altri due cacciatorpediniere inglesi; ma sebbene prive di protezione aerea, le navi inglesi riuscirono a effettuare azioni di disturbo contro i francesi con bombardamenti sotto costa, quasi tutti effettuati all'alba.

Un'ulteriore complicazione era costituita dal fatto che ambedue le parti impiegavano lo stesso tipo di bombardiere il Glenn Martin americano (chiamato Maryland dagli inglesi), cosicché diventava ancor più difficile del solito distinguere gli aerei nemici dai propri.

Quando, il 10 luglio, la campagna si concluse, Siria e Libano erano nelle mani degli inglesi, e la possibilità che i tedeschi si aprissero la strada verso il golfo Persico era stata temporaneamente eliminata, ma solo temporaneamente, in quanto, proprio mentre era in corso la campagna di Siria, i tedeschi avevano iniziato con pieno successo la loro offensiva contro la Russia. Leningrado, Mosca ed il Caucaso erano ormai minacciati e, oltre a ciò, le possibilità che i tedeschi si facessero largo nel Medio Oriente erano molto concrete.

Mentre vari tentativi tedeschi venivano neutralizzati all'estremità orientale del Mediterraneo, all'estremità occidentale l'ammiraglio Somerville con la Forza H stava ancora una volta scortando un convoglio diretto a Malta, dove ci si attendeva quanto prima un aviosbarco dell'Asse. La traversata di questo convoglio, costituito da sei mercantili e da una nave trasporto truppe e noto come operazione " Substance ", durò dal 21 al 27 luglio. Per dar man forte alla Forza H la Home Fleet aveva inviato in rinforzo la corazzata Nelson e gli incrociatori Edinburgh, Manchester e Arethusa.

L'operazione non ebbe un avvio fortunato: la nave trasporto truppe Leinster si arenò e dovette fermarsi a Gibilterra per riparazioni, il resto del convoglio continuò la navigazione, mentre Cunningham e la sua squadra si spostavano in modo assai appariscente nella parte orientale del Mediterraneo, in modo da attirare l'attenzione degli italiani che, dopo le perdite subite dagli inglesi durante l'evacuazione della Grecia e di Creta, erano al confronto molto più forti.

Il tentativo di Cunningham di attrarre su di se l'attenzione non impedì però agli italiani di attaccare la Forza H dal cielo. Il Manchester fu gravemente danneggiato da un siluro e dovette rientrare a Gibilterra, ed anche i cacciatorpediniere Firedrake e Fearless subirono danni che si rivelarono cosi gravi per quest'ultimo che dovette essere affondato.

Con la sola eccezione del Fearless, gli inglesi non subirono perdite e tutte le navi mercantili partite dalla Gran Bretagna raggiunsero Malta, anche se la nave mercantile Sydney Star fu danneggiata durante la navigazione da una motosilurante italiana. Nello stesso periodo, sette mercantili scarichi riuscirono ad allontanarsi da Malta e a ragrgiungere indenni Gibilterra.

Non appena il convoglio " Substance " fu in salvo a Malta, i mezzi d'assalto italiani attaccarono di nuovo, usando un tipo di piccolo natante molto veloce noto agli inglesi come EMB (Explosive Motor Boat, barchino esplosivo). Questo natante, con un unico uomo di equipaggio accovacciato a poppa, era diretto sul bersaglio, quando lo colpiva, si spezzava in due parti: la parte anteriore, che conteneva la carica esplosiva, affondava di fianco alla nave scelta come bersaglio fino ad una profondità predeterminata, e quindi esplodeva, mentre la parte posteriore si trasformava in zattera di salvataggio per l'uomo che aveva guidato il natante. Questo mezzo d'assalto aveva riportato il suo primo successo in marzo nella baia di Suda, a Creta, danneggiando l'incrociatore York cosi gravemente con il risultare completamente perduto.

Un gruppo di questi natanti, facente parte della famosa Decima flottiglia MAS, stava ora per essere lanciato all'attacco di Grand Harbour a Malta. Gli EMB sarebbero stati preceduti da un altro mezzo d'assalto, due uomini in tenuta da sommozzatore a cavalcioni di un siluro, che avevano il compito di aprire un varco in una delle reti ostruenti l'ingresso della rada, in modo che i barchini potessero entrarvi. Il 25 luglio gli italiani, tentarono una ricognizione aerea per scoprire quali navi si trovassero all'ancora a Grand Harbour e la loro esatta posizione. Sebbene protetto da 47 caccia italiani, il ricognitore fu abbattuto dalla RAF, e la Decima MAS dovette attaccare alla cieca. Il siluro umano registrò un certo ritardo rispetto ai tempi prestabiliti, cosicché i due uomini che lo guidavano lo fecero esplodere non appena raggiunta la rete, pur sapendo che ciò significava per loro una morte certa. L'esplosione distrusse la rete, ma abbatté anche un ponte girevole che, cadendo, ostrui quasi completamente il varco: quando i sei barchini esplosivi si lanciarono in avanti verso quella che ritenevano una via d'accesso alla rada, la trovarono sbarrata dai rottami del ponte.

Nel frattempo, dopo aver seguito i movimenti degli italiani con il radar, i cannoni di piccolo calibro della difesa aprirono un intenso fuoco che distrusse tutti i barchini esplosivi, uccidendone gli equipaggi.

Dopo questa sfortunata azione la Decima MAS concentrò l'attività dei suoi sommozzatori e dei siluri umani contro le navi mercantili che facevano capo a Gibilterra; a tal fine, con la connivenza delle autorità spagnole, essa adottò come base operativa un mercantile italiano che era sfuggito al blocco inglese rifugiandosi nel porto di Algeciras.

Un'operazione limitata, ma classica nel campo della strategia bellica basata sull'impiego delle mine, ebbe luogo tra il 17 e il 30 agosto, quando il posamine veloce Manxman, dotato di una velocità di 40 nodi, giunse dall'Inghilterra, si camuffò da cacciatorpediniere francese issando la bandiera tricolore e facendo indossare uniforni francesi agli uomini dell'equipaggio, ammainò i colori francesi, depose un campo di mine al largo di Livorno ed infine ritornò in Inghilterra.

Sfortunatamente le mine vennero ben presto scoperte e non arrecarono alcun danno al nemico, ma mentre il Manxman le stava posando, la Forza H navigava al largo della Sardegna per attrarre l'attenzione degli italiani. Il grosso della squadra italiana prese il mare, comprese le corazzate Vittorio Veneto e Littorio, appena reduci dai lavori di riparazione resi necessari dai danni che le due unità avevano subito rispettivamente a Matapan e a Taranto.

Naturalmente, la posa di campi minati non era che una parte del piano generale volto a ostacolare nella massima misura possibile il flusso di rifornimenti tra Italia e Libia. L'elemento chiave di questo piano continuava ad essere Malta, l'isola che era nello stesso tempo base di aerei, di unità di superficie e cosa più importante di tutte, di sommergibili.

La campagna condotta nel Mediterraneo dai sommergibili inglesi, olandesi e polacchi contro le navi nemiche impegnate nel trasporto di rifornimenti costitui un nuovo e, in una certa misura, insospettato sviluppo nella storia dei sommergibili nel quadro generale della marina da guerra inglese, la quale fino a quel momento li aveva considerati come specie di " figliastri ". Nel complesso, questa specialità aveva attirato ufficiali e marinai di eccellente qualità, ma in misura non adeguata alle spese di costruzione, sperimentazione e sviluppo.

Nel corso della prima guerra mondiale la sua principale funzione era stata quella di sorvealiare i porti nemici, anche se talvolta questa attività era stata ravvivata da sporadici attacchi contro unità da guerra avversarie. Solo per un breve periodo nel Baltico e nel Mar di Marmara aveva operato contro le navi trasporto truppe e mercantili nemiche.

Tra le due guerre, e durante i primi mesi della seconda guerra mondiale, parve che l'attività dei sommergibili inglesi sarebbe rimasta immutata; ma nel Mediterraneo, dal 1940 al 1942, la Gran Bretagna era la potenza più debole, ed i suoi sommergibili poterono assurgere al ruolo che loro competeva. In questo settore le potenze dell'Asse offrivano una serie infinita di bersagli di solito ben protetti, ma pur sempre bersagli e i sommergibili si misero al lavoro, sapendo che la carenza di aerei e di unità di superficie faceva si che una parte essenziale dello sforzo volto a colpire i convogli di Rommel dipendeva da loro.

Ma i sommergibili erano pochi, e questa deficienza numerica, unita al fatto che il tratto di mare tra Italia e Africa era piuttosto breve, non permise in un primo tempo di conseguire risultati decisivi. Comunque, a poco a poco, il numero delle navi dell'Asse affondate aumentò: nel marzo 1941 il dieci per cento dei rifornimenti dell'Asse provenienti dall'Europa finirono in fondo al mare; ma nel mese di novembre di quello stesso anno, solo il venti per cento delle navi mercantili nemiche riusci a superare lo sbarramento. Fu questo il mese in cui nel deserto ebbe inizio, con i combattimenti nei pressi di Sidi Rezegh, una seconda grande offensiva, l'operazione " Crusader ", e in cui la fine dell'assedio nemico a Tobruch fu seguita da un'ulteriore avanzata britannica attraverso la Cirenaica.

In tutto questo periodo, le perdite subite in mare dall'Asse posero a repentaglio la stessa sopravvivenza delle sue forze in terra d'Africa. Dal mese di giugno a quello di settembre compreso, italiani e tedeschi persero navi mercantili per un totale di 270.000 t, ed in ottobre e novembre ne persero altre 125.000. Già in settembre la situazione appariva così catastrofica, che gli ufficiali tedeschi di collegamento con le forze italiane richiesero con urgenza il ritorno della Luftwaffe in Sicilia; pressappoco in questo stesso periodo, anche le forze dell'Asse nel Mediterraneo ricevettero in appoggio un certo numero di sommergibili tedeschi.

Era chiaro che nella guerra del Mediterraneo stava per scoppiare una grossa crisi, ma prima che ciò avvenisse, da Gibilterra partì ancora un grosso convoglio diretto a Malta (in un'operazione nota come " Halberd "). Per scortare questo convoglio, venne radunata una grossa formazione navale agli ordini di Somerville con le corazzate Nelson, Rodney e Prince of Wales, la portaerei Ark Royal, cinque incrociatori e 18 cacciatorpediniere. Il convoglio era costituito da nove navi mercantili, capaci di sviluppare una velocità di 15 nodi, per un totale di 81.000 t.

Le misure prese per la partenza di questo convoglio danno una chiara idea di quanto complicata fosse un'operazione di questo genere. Innanzi tutto, vennero concentrati sommergibili all'uscita dei porti dai quali si prevedeva sarebbero salpate unità della squadra italiana non appena ricevuta notizia che un altro convoglio diretto a Malta era in navigazione. Si dovette poi organizzare la protezione aerea: in aggiunta agli aerei dell'Ark Royal, la RAF avrebbe fornito pattuglie di ricognizione antisommergibile, e quando l'Ark Royal avesse invertito la rotta la scorta aerea sarebbe stata completata dai caccia di base a Malta. Ma non si trattava certo di forze ingenti, gli inglesi riuscirono a radunare complessivamente 22 Beaulighter e 5 Blenheim: in tutto, 27 caccia a grande autonomia ( a questi bisogna però aggiungere oltre 100 caccia tipo Hurricane in quel periodo dislocati a Malta).

Infine, si doveva fare tutto il possibile per sviare il nemico. La Nelson lasciò Gibilterra, allontanandosi dal Mediterraneo e dirigendo, nel modo più evidente possibile, verso l'Atlantico; inoltre, venne diffusa la voce che un convoglio in rotta per Freetown aveva sostato a Gibilterra, in modo da indurre gli informatori dell'Asse a pensare che questo era il motivo di tutti i movimenti insoliti che sarebbe stato possibile osservare dalla Rocca. (Si deve ricordare che a Gibilterra gli arrivi e le partenze avvenivano sotto gli occhi degli agenti dell'Asse che operavano ad Algeciras.)

Comunque, quando infine le diverse navi che componevano il convoglio salparono (cominciando, la notte del 24 settembre, con le navi mercantili), i piani escogitati da Somerville per sviare l'avversario avevano funzionato egregiamente. Il 25, alcuni agenti informatori dell'Asse ad Algeciras avvisarono Supermarina che la Nelson, l'Ark Royal, due incrociatori e dodici cacciatorpediniere avevano lasciato Gibilterra dirigendo verso est, ed il giorno dopo un aereo della Francia di Vichy segnalò a tutti l'avvistamento di un altro convoglio, apparentemente scortato da una portaerei, al largo di Algeri. Nel frattempo, la Rodney e la Prince of Wales erano entrate nel Mediterraneo, passando attraverso lo stretto di Gibilterra durante la notte in modo da non essere avvistate dagli informatori di Algeciras; le formazioni inglesi seguivano inoltre rotte diverse, cosicché Supermarina fu indotto a ritenere che i convogli fossero scortati soltanto da una o due grosse unità da guerra inglesi.

La sera del 26 settembre la Littorio e la Vittorio Veneto, con quattro incrociatori e nove cacciatorpediniere, ricevettero quindi l'ordine di riunirsi il giorno seguente a sudest della Sardegna. Gli italiani avevano pure esaminato la possibilità di mettere in mare anche le loro tre corazzate più piccole pronte a salpare, Cavour, Doria e Duilio, ma alla fine decisero di non farlo ritenendo che la Littorio e la Vittorio Veneto fossero abbastanza forti da tener testa alle due unità inglesi. La scarsità di combustibile era tale che essi desideravano risparmiarne il più possibile.

Nel frattempo, Supermarina ordinò all'ammiraglio Iachino di attaccare le forze inglesi soltanto se la superiorità della sua formazione fosse stata decisiva; inoltre egli avrebbe dovuto mantenersi entro il raggio d'azione dei caccia italiani di base in Sardegna.

Iachino chiese che la mattina del 27 venisse effettuata una missione di ricognizione aerea ma, non essendo riuscito ad ottenerla, fece rotta verso quella che riteneva la posizione più probabile del convoglio inglese. Sul mare era scesa la foschia, ma captando le comunicazioni inglesi, gli italiani scoprirono che invece di una sola corazzata nemica contro le loro due, il convoglio era scortato da tre grosse unità inglesi. Inoltre, essendo priva di portaerei, la squadra italiana non aveva né ricognitori né caccia che la proteggessero dagli aerosiluranti dell'Ark Royal che, ricevute le comunicazioni loro dirette, erano già stati lanciati in volo.

Fortunatamente per Iachino, essi non riuscirono ad individuare la squadra italiana in mezzo alla foschia.

Pressappoco in quello stesso momento, però, un aereo terrestre italiano avvistò la Nelson e la silurò, riducendone la velocità a 15 nodi. Lo stesso Somerville decise quindi di spostare la Nelson verso sud affinché scortasse da vicino il convoglio che stava navigando lungo la costa tunisina, mentre il resto della squadra, comandato dal vice ammiraglio A.T.B. Curteis, dirigeva verso la squadra italiana. Ma ancora una volta la foschia salvò Iachino, la cui formazione scomparve ben presto dalla vista dei ricognitori inglesi; le due parti avevano dunque perso il contatto. Supermarina ordinò allora a Iachino di mantenersi a est della Sardegna durante la notte, in modo da essere pronto ad attaccare alle prime luci dell'alba.

Ma all'alba le grosse unità inglesi invertirono la rotta per tornare a Gibilterra, mentre il convoglio proseguiva la navigazione verso Malta; quella sera stessa, al calar delle tenebre, esso fu attaccato da aerosiluranti. La nave trasporto Imperial Star, fu colpita Il e dovette essere affondata, ma il resto del convoglio riusci a raggiungere Malta il 28 settembre, dove entrò in Grand Harbour insieme agli incrociatori con le guardie d'onore schierate in coperta e le bande che suonavano. Il convoglio sbarcò complessivamente 50.000 t di materiali, il che significava che, fatta eccezione per il carburante e per il foraggio, Malta avrebbe avuto scorte sufficienti per resistere fino al maggio 1942. " Halberd " fu l'ultimo grosso convoglio che raggiunse Malta fino al marzo successivo, mentre tornava a Gibilterra, la scorta del convoglio fu infruttuosamente attaccata da tre sommergibili italiani, uno dei quali fu affondato.

Intanto, con il sopraggiungere dell'autunno ambedue gli eserciti impegnati nel deserto occidentale egiziano stavano progettando nuove offensive. Gli inglesi speravano di liberare Tobruch dall'assedio e di occupare la Cirenaica, mentre principale obiettivo di Rommel era la conquista di Tobruch. Egli sperava di iniziare l'offensiva in novembre, ma verso la metà di settembre il ritmo con il quale venivano affondate le navi, che trasportavano i rifornimenti a lui destinati, era cosi elevato che Rommel ammonì Berlino che se la situazione non fosse migliorata non si sarebbe neppure potuto parlare di un attacco.

Anche se con riluttanza, Berlino decise di intervenire in aiuto degli italiani. La riluttanza era accresciuta dal fatto che, cominciando proprio allora a rendersi conto che la campagna di Russia si sarebbe protratta nel 1942, Hitier aveva poco tempo e poca voglia di occuparsi del settore del Mediterraneo, nonché poco materiale da assegnargli. La decisione definitiva di aiutare Rommel venne presa dopo che un convoglio di tre grosse navi italiane adibite al trasporto di truppe furono attaccate il 18 settembre dal sommergibile Upholder, comandato dal tenente di vascello M.A. Wanklyn, e due delle navi, il Neptunia e l'Oceania, ambedue di 19.000 t e stipate di truppe tedesche, vennero affondate.

La prima misura adottata per rafforzare la posizione dell'Asse nel deserto, fu quella di destinare alla protezione delle rotte tra la Grecia e la Cirenaica il famoso X Fliegerkorps, i cui bombardieri erano stati fino a quel momento impegnati ad attaccare le basi inglesi in Egitto. Questo primo passo fu seguito dalla dislocazione in Sicilia del II FliegerUrps e dall'invio nel Mediterraneo di un certo numero di U Boot, il che contrariò non poco D√≥nitz, l'ammiraglio cui era affidato il comando di tutti gli U Boot, convinto che i suoi sommergibili dovessero combattere la battaglia dell'Atlantico. Comunque, 10 U Boot furono assegnati al Mediterraneo orientale e 15 al settore di Gibilterra (a est e a ovest dello stretto); oltre a ciò, un certo numero di E Boot (motosiluranti) e dragamine sarebbe stato inviato al sud per ferrovia non appena il Baltico avesse cominciato a gelare e le unità non fossero più state necessarie in quel settore.

L'arrivo di questi rinforzi e l'attività dei sommozzatori della Decima MAS, avrebbero capovolto le sorti della lotta per la supremazia nel Mediterraneo tra il 13 novembre ed il 19 dicembre.

Per far fronte alla sfida nel successivo round dello scontro, gli inglesi potenziarono i loro mezzi di attacco ai convogli italiani: innanzi tutto facendo entrare in azione aerei muniti di radar a lunga portata e in secondo luogo dislocando a Malta una piccola formazione di incrociatori e cacciatorpediniere. Questa fu la famosa Forza K, destinata ad avere un'esistenza breve ma molto emozionante. Essa era costituita dagli incrociatori armati con cannoni da 152 mm Aurora e Penelope e dai cacciatorpediniere Lance e Lively, ed era comandata dal capitano di vascello W.G. Agnew dell'Aurora.

La formazione riportò il suo primo successo il 9 novembre, nelle prime ore del mattino. Il pomeriggio precedente, un Maryland della RAF in volo di ricognizione aveva avvistato un convoglio nemico di 6 mercantili e 4 cacciatorpediniere al largo di Capo Spartivento in navigazione verso la Libia. La Forza K lasciò immediatamente Malta e poco dopo mezzanotte avvistò il convoglio che si stagliava contro la luna ed apri il fuoco. Un cacciatorpediniere nemico fu affondato immediatamente ed un altro messo fuori combattimento (quest'ultimo fu successivamente affondato dall'Upholder di Wanklyn). La Forza K sfilò poi a tutta velocità lungo la colonna di mercantili nemici, distruggendoli a cannonate uno dopo l'altro.

Gli italiani, privi di radar, furono presi completamente alla sprovvista e a quanto pare non tentarono neppure di fuggire, sebbene sapessero che non molto distanti, sul fianco opposto a quello sul quale venivano in quel momento attaccati, navigavano due incrociatori italiani, il Trento e il Trieste con cannoni da 203 mm, nonché quattro cacciatorpediniere, in complesso una formazione molto più potente della Forza K.

A quanto pare, gli italiani non disponevano di un adeguato sistema di riconoscimento notturno: quando infatti videro avvicinarsi i due incrociatori della Forza K, le unità di scorta al convoglio non aprirono il fuoco ritenendo si trattasse del Trento e del Trieste. Questi ultimi, scorgendo i bagliori delle cannonate e delle esplosioni, diressero verso il luogo dello scontro, ma quando vi giunsero gli inglesi si erano già allontanati.

Questo brillante successo della Royal Navy nel Mediterraneo fu seguito però da una serie di disastri senza precedenti nell'Atlantico e nell'Estremo Oriente. Il 10 novembre l'Ark Royal e la sua scorta erano entrate nel Mediterraneo per portare a Malta un altro contingente di aerei; dalla portaerei partirono 37 Hurricane, 34 dei quali raggiunsero felicemente Malta. Ma mentre tornava a Gibilterra ed era quasi giunta in vista della Rocca, l'Ark Royal fu silurata da uno degli U Boot appena arrivati, l'U 81.

La portaerei s'inclinò paurosamente, ma in un primo tempro sembrò possibile rimorchiarla sino a Gibilterra; arrivarono i rimorchiatori, e la pressione delle caldaie fu riportata al suo livello normale. Poi, alle 2.15 del giorno seguente (14 novembre), circa 12 ore dopo il siluramento, nella sala motori scoppiò un incendio; i tubi che raccordavano la cassa a fumo al fumaiolo erano pieni d'acqua, e le fiamme provenienti dalle caldaie non avevano potuto trovare uno sfogo. Il fuoco mise fuori uso le pompe, e lo sbandamento aumentò progressivamente finché verso le ore sei la nave si inclinò fino a capovolgersi ed affondò.

La perdita dell'Ark Royal mutò completamente la situazione non solo nel Mediterraneo, ma anche nell'Estremo Oriente, dato che nell'autunno del 1941, quando in quel settore la situazione aveva cominciato a farsi critica, gli inglesi avevano deciso di inviare l'Ark Royal il più a est possibile non appena ultimati certi lavori di riparazione e di revisione. Nello stesso periodo, la nuova portaerei Indomitable, che avrebbe dovuto sostituire l'Ark Royal nel Mediterraneo, si era incagliata al largo della Giamaica riportando gravi danni; e senza la protezione di una portaerei, la Prince of Wales e la Repulse furono perdute al largo della Malesia.

Il 18 novembre iniziò l'operazione " Crusader " e due giorni dopo un altro convoglio dell'Asse fu attaccato; gli incrociatori di scorta, il Trieste ed una unità munita di cannoni da 152 mm il Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, furono ambedue silurati, il primo dal sommergibile Utmost e il secondo da uno Swordfish dell'aviazione navale; il convoglio dovette rientrare in porto.

Per l'Asse la serie dei rovesci continuava. Il 24 novembre l'incrociatore Penelope, della Forza K affondò due mercantili tedeschi diretti dal Pireo a Bengasi; ma per gli inglesi il prezzo di questo successo fu altissimo in quanto, per appoggiare le diverse formazioni leggere (comprese la Forza K), Cunningham fece prendere il mare alla squadra delle corazzate. Nel pomeriggio del 25 la corazzata Barham fu colpita da tre siluri lanciati dall'U 331. L'unità s'inclinò rapidamente e quando era su un fianco, esplose.

Il 29 ed il 30 novembre alcuni Blenheim della RAF, di base a Malta, affondarono un mercantile carico di rifornimenti e ne danneggiarono altri due. Nelle prime ore del mattino del 11 dicembre, la Forza K affondò un incrociatore ausiliario italiano e, navigando a tutto vapore, quella sera stessa raggiunse una zona distante 400 miglia, dove diede il colpo di grazia ad una nave cisterna già danneggiata dalla RAF e affondò anche un cacciatorpediniere di scorta. Complessivamente, 14 navi dell'Asse adibite al trasporto di rifornimenti furono affondate nel mese di novembre, e otto durante il mese successivo.

La successiva vittoria inglese non fu però dovuto ad alcuna di queste forze, bensi a quattro cacciatorpediniere, tre inglesi (Sikh, Maori, Legion), ed uno olandese (Isaac Sweers) che erano in navigazione da Gibilterra ad Alessandria dove avrebbero dovuto rinforzare la squadra di Cunningham. L'ufficiale più anziano cui erano stati affidati i cacciatorpediniere, comandante G.H. Stokes della Royal Navy, essendo venuto a sapere che due incrociatori italiani erano in rotta verso Tripoli, diresse verso Capo Bon per intercettarli.

Nel frattempo, al fine di effettuare quella parte del viaggio che veniva considerata la più pericolosa protetto dall'oscurità, evitando in tal modo gli aerei di Malta, il comandante italiano decise di invertire temporaneamente la rotta delle due navi, la Alberico da Barbiano e l'Alberto da Giussano. Per quella incredibile fatalità che in questa fase della guerra perseguitò le mosse italiane, questa manovra fece si che i due incrociatori italiani venissero facilmente intercettati ed attaccati dai cacciatorpediniere. Ambedue le navi si incendiarono immediatamente ed affondarono in quanto stavano trasportando fusti di benzina sistemati in coperta. L'Asse, aveva corso questo enorme rischio, perché le perdite di navi cisterna e di altre unità adibite al trasporto di rifornimenti dall'Italia alla Libia erano state cosi ingenti che sembrava non esistesse alcun altro modo per far pervenire la benzina ai carri armati e agli aerei operanti in Libia.

Oltre ai convogli che raggiungevano l'Africa direttamente dall'Italia, gli italiani ne inviavano anche dai porti greci. Tre incrociatori inglesi (Naiad, Euryalus e Galatea) furono quindi inviati a sorvegliare quel settore; ma gli italiani, erroneamente convinti che le corazzate inglesi fossero in mare, erano rientrati in porto. Non avendo trovato nulla gli incrociatori tornarono ad Alessandria e, quando stavano per entrare nella rada, il Galatea fu silurato dall'U 557 ed affondò immediatamente.

Sull'altro piatto della bilancia, la Vittorio Veneto era stata silurata e gravemente danneggiata poche ore prima dal sommergibile Urge e solo l'anno seguente avrebbe potuto nuovamente rientrare in azione.

La sera del giorno 15 dicembre, l'ammiraglio Vian, con il Naiad e l'Euryalus, l'incrociatore contraereo Carlisle e otto cacciatorpediniere, lasciò nuovamente Alessandria, scortando a Malta il mercantile Breconshire. Il Breconshire, stava questa volta portando il combustibile necessario per le unità di superficie di base nell'isola. Mentre questo convoglio stava navigando attraverso il Mediterraneo da est a ovest, un convoglio italiano stava navigando da nord a sud, da Taranto a Tripoli. Le rotte delle due formazioni si incrociavano all'ingresso del golfo della Sirte, cosicché il confuso scontro che segui è noto come prima battaglia della Sirte.

La scorta italiana era molto più forte della formazione di Vian, essendo costituita dalla Littorio, che batteva bandiera dell'ammiraglio Iachino, dalle corazzate Doria e Cesare, da 2 incrociatori armati con cannoni da 203 mm e 10 cacciatorpediniere. Avrebbe dovuto farne parte anche la Vittorio Veneto, ma questa unità era stata silurata mentre stava raggiungendo il resto della formazione, al largo di Taranto.

Il convoglio era inoltre seguito da vicino dalla corazzata Duilio, da tre incrociatori armati con cannoni da 152 mm e undici cacciatorpediniere. Nel complesso, gli italiani avevano praticamente in mare l'intera flotta: 4 corazzate, 5 incrociatori e 21 cacciatorpediniere; di fronte si trovavano 4 incrociatori inglesi (i due di Vian più l'Aurora e il Penelope provenienti da Malta) e 12 cacciatorpediniere. Ancora una volta Cunningham non aveva potuto far prendere il mare alle sue due corazzate non avendo più cacciatorpediniere per scortarle.

Il quadro che gli italiani avevano della situazione era confuso dal fatto che la ricognizione aerea aveva scambiato il Breconshire per una corazzata e che il comandante dell'U Boot che aveva affondato la Barham aveva in effetti comunicato l'affondamento di un incrociatore; Iachino era quindi indotto a credere che Cunningham avesse ancora, intatte, le sue tre corazzate. Vian, continuamente attaccato dall'aria, fece rotta verso Malta, sapendo che a nord della posizione in cui egli si trovava stava avvicinandosi lentamente una grossa formazione italiana e che probabilmente un'altra si trovava nei pressi.

Poco prima del tramonto, gli alberi della formazione principale di Iachino furono avvistati dal Naiad in direzione nord ovest, e ad una distanza di 17 miglia gli italiani aprirono il fuoco.

Vian fece allontanare verso sud il Breconshire e 2 cacciatorpediniere, e con 4 incrociatori e 10 cacciatorpediniere diresse verso il nemico, sulla base di questo logico ragionamento: se, con l'aiuto di opportune cortine fumogene, fosse riuscito a confondere il nemico sulle sue intenzioni e sulla sua reale forza, il Breconshire col suo carico di combustibile avrebbe potuto allontanarsi.

Ma non solo gli italiani furono vittime della confusione. Nell'oscurità, e in conseguenza della divisione delle sue forze, lo stesso Vian fini con il perdere contatto con quasi tutte le sue unità. Più tardi le ritrovò; ma intanto le navi da guerra italiane erano sparite, cosicché Vian decise di mettersi alla ricerca del convoglio italiano al largo di Bengasi. Ma non trovò nulla, ed alla fine Cunningham lo richiamò ad Alessandria. Il Breconshire e la sua scorta (che ora comprendeva anche la Forza K) raggiunse felicemente Malta nel pomeriggio del 18 dicembre. Dopo aver rapidamente effettuato rifornimento di combustibile, la Forza K (cui si erano aggregati il Neptune, l'Aurora, il Penelope e quattro cacciatorpediniere) riprese il largo per continuare la ricerca del convoglio italiano proveniente da Taranto che si sperava non avesse ancora raggiunto Tripoli.

Circa 17 miglia al largo di Tripoli, appena superato il fondale di 180 metri, le unità inglesi incapparono in un campo di mine; il Neptune ed il cacciatorpediniere Kandahar affondarono, e l'Aurora e il Penelope riportarono danni considerevoli. Quella stessa notte sei sommozzatori italiani, con tre siluri a lenta corsa, furono calati in acqua da un sommergibile a circa un miglio e mezzo di distanza dalle ostruzioni galleggianti che proteggevano l'ingresso alla rada di Alessandria e le attraversarono quando vennero aperte per lasciare entrare alcuni cacciatorpediniere.

Gli uomini rana superarono le reti sistemate attorno alle due corazzate Queen Elizabeth e Valiant, agganciando infine cariche di esplosivo sotto i due scafi; lo stesso fecero con la nave cisterna Sagona. Quando, trascorso il periodo di tempo prestabilito, le cariche esplosero, ambedue le unità riportarono danni tali da restare fuori combattimento per molti mesi.